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VIAGGIO NEL MISTERO

by Davide_80

Greenland, Manicomio di Mombello, Consonno: il triangolo del terrore in Lombardia

Greenland – Video di Giuseppe Santoro

Viaggio nel mistero: Greenland, il luna park abbandonato

Cosa c’è di più tetro e macabro di un Luna Park abbandonato? Per un viaggio nel mistero in Lombardia non potete perdervi Greenland, conosciuto anche come Città Satellite, è un Luna Park chiuso definitivamente dal 2002 a seguito di un sequestro giudiziario. E’ stato costruito negli anni ’60 a Limbiate (MB), all’interno del Parco delle Groane, ma è negli anni ’80 e ’90 che raggiunse il suo massimo splendore. 

Era una tappa fissa per tutti gli adolescenti che, come me, vivevano nei dintorni del parco. Con il gruppo di amici, un po’ come se fossimo i Goonies, si montava in bicicletta e si attraversava il Parco delle Groane. Di solito facevamo pic nic all’interno dello stesso parco e poi si iniziava il giro del Luna Park. Era davvero ben fatto, immaginatevi che nelle intenzioni doveva essere il principale antagonista di Gardaland! 

All’interno del parco c’erano una sala giochi attrezzatissima (non oso pensare a quanti soldi ci ho lasciato giù!), una pista da pattinaggio e una di go-kart, un laghetto dove poter pescare, un minigolf, un bar e un ristorante. Senza contare, ovviamente, il Luna Park vero e proprio: montagne russe, galeone dei pirati e labirinto di specchi erano solo alcune delle bellissime attrazioni a disposizione delle centinaia di persone che, ogni weekend, affollavano il posto. 

Oggi è diventato meta di quanti amano fotografare i luoghi abbandonati e decadenti: è davvero impressionante girare tra le viette e le giostre abbandonate, pensando alla vita che prima riempiva lo stesso posto! Ovviamente è ancora più impressionante per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di visitarlo: ci si ritrova a vedere i fantasmi delle persone felici che passeggiano e a sentire i rumori delle giostre, le risate dei bambini, l’odore dello zucchero filato e delle patatine fritte…   E’ insomma un luogo che si presta molto ad una visita per gli amanti del macabro, sarebbe il set ideale per un film horror! 

Viaggio nel mistero: il manicomio di Mombello

Manicomio di Mombello – Video di In Viaggio col Tubo

Il secondo luogo di cui vogliamo parlarvi si trova sempre in Lombardia, a pochi chilometri di distanza dal Luna Park abbandonato di Città Satellite. E’ un edificio che già solo per la sua funzione evoca terrore e dolore, e che nella sua affascinante decadenza è un’attrazione fortissima per chi, come noi, ama il viaggio nel mistero: stiamo parlando dell’ex manicomio di Mombello, la cui storia pazzesca ne ha accresciuto negli anni la popolarità.

Tanto per iniziare la struttura è fisicamente meravigliosa, perché costruita nella settecentesca Villa Pusterla-Crivelli-Arconati. Pensate che qui soggiornarono, negli anni, Ferdinando IV di Borbone (Re di Napoli) e Napoleone Bonaparte, che la utilizzò anche come suo quartier generale. Nel 1878 venne inaugurato, per volere della Provincia di Milano, il Manicomio provinciale, ed a quel punto i ricoverati erano già più di un migliaio. Costruito “a villaggio”, Mombello ospitava, oltre ai reparti dei degenti, gabinetti scientifici, biblioteche per i medici ma anche per i ricoverati, laboratori di sartoria e piccolo artigianato, giardini e spazi coltivabili.

Come in ogni altro manicomio italiano, i ricoverati erano suddivisi sulla base del comportamento e non della categoria diagnostica, in reparti denominati “tranquilli”, “agitati”, “sudici”, “lavoratori” e così via. Solamente i cosiddetti “agitati” erano tenuti in isolamento: tutti gli altri la maggioranza erano impiegati in attività lavorative considerate “terapeutiche” (ergoterapia era il nome scientifico della terapia del lavoro). 

Manicomio di Mombello, corridoi
La desolazione all’interno del manicomio

Per ovviare al problema del sovraffollamento, particolarmente sentito negli anni della Grande guerra quando i ricoverati superarono quota 3.000, venne decisa l’apertura di alcune succursali a Busto Arsizio (1918), a Villa Litta Modignani (1919) e più tardi a Contegno (1928) e a Parabiago (Sezione femminile “Leonardo Bianchi”, 1935). Negli anni del fascismo, Mombello fu teatro di una vicenda tristemente nota.

Nel 1935 venne internato Benito Albino Mussolini, figlio “segreto” del Duce e di Ida Dalser, che qui morirà sette anni più tardi. Un “delitto di regime”, come qualcuno lo ha definito, che rivela il “lato oscuro” dell’internamento manicomiale.  Il declino di Mombello cominciò a partire dal secondo dopoguerra, quando la Provincia di Milano decise di privilegiare la nuova succursale di Affori, che proprio nel 1945 venne intitolata allo psichiatra Paolo Pini, scomparso in quell’anno.

Manicomio di Mombello, documenti abbandonati
Cartelle e documenti originali

Mombello è stato uno dei manicomi più grandi e importanti d’Italia, con oltre tremila ricoverati, visitato  fin dalla seconda metà dell’Ottocento anche da psichiatri provenienti da numerosi paesi esteri, tra cui Germania, Romania, Spagna, Egitto. Ha accolto, tra gli altri, ospiti illustri, come ad esempio il pittore Gino Sandri, che in manicomio disegnò moltissimo. Numerosi, tra l’altro, i pittori ricoverati, tant’è che il giornalista Antonio Curti aveva ribattezzato il loro reparto “la Brera di Mombello”. 

Come per tutti i manicomi italiani, la legge n. 180 ne decretò la chiusura nel 1978; ma ci vollero vent’anni perché il processo di dimissione dei lungodegenti venisse completato. 

Manicomio di Mombello
Manicomio di Mombello, dove la natura la fa da padrona

Oggi la struttura è visitabile a proprio rischio e pericolo, dato che l’ingresso è libero e non controllato (ma teoricamente vietato) e noi ci sentiamo di consigliarne la visita, preparandosi prima ad affrontare un’esperienza del genere. All’interno del manicomio di trovano tuttora cartelle cliniche abbandonate per terra, lastre, ciabatte, e tanti altri oggetti che ci ricordano la sua funzione e ci fanno immaginare la sofferenza che doveva abitare questo posto. Armatevi quindi di una buona dose di coraggio e tanta consapevolezza su questa realtà che è stata una parte fondamentale della storia lombarda del ‘900. 

Manicomio di Mombello
Manicomio di Mombello
Manicomio di Mombello
Un luogo estremamente affascinante
Manicomio di Mombello, sotterranei
I sotterranei del manicomio di Mombello

Viaggio nel mistero: Consonno

Consonno – Video di Dante Colombo

Siamo sempre in Lombardia e vi portiamo alla scoperta di un altro luogo di divertimenti abbandonato, che si trova in provincia di Lecco: parliamo di Consonno, ai tempi chiamato “la Las Vegas d’Italia”!

Consonno
Consonno, l’ex Las Vegas d’Italia

La sua storia come “Paese dei Balocchi” nasce negli anni ’60 quando, con un atto notarile, l’imprenditore Mario Bagno comprò il terreno e iniziò i lavori di ristrutturazione della zona, a partire dalla creazione di una strada asfaltata. In pochi anni il suo progetto prese il volo e furono costruiti, uno dopo l’altro, un campo da calcio, uno di pallacanestro, uno di tennis, uno di bocce, uno di golf, una pista da pattinaggio, un Luna Park e persino un giardino zoologico.  

Il paese accoglieva i numerosi turisti e visitatori, anche stranieri, con dei cartelli che recitavano cose come “A Consonno è sempre festa” o “Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo”. Erano svariati i personaggi dello spettacolo che qui si esibivano con i loro show: Pippo Baudo, Mina e Milva sono solo alcuni di questi. Consonno era diventato un posto ricco di vita… pensate a quanto doveva essere esclusivo questo posto!

Consonno
Uno dei cartelli di benvenuto a Consonno

Lo splendore di Consonno durò molto poco dato che, nel 1976, una frana distrusse l’unica strada asfaltata che conduceva al paese dei balocchi. Non furono effettuati lavori di restauro e l’unico tentativo di ripopolare in qualche modo l’area consistette nel costruire una casa di riposo per anziani al posto del vecchio Hotel Plaza, ma fu un fiasco. Nel 2007, infine, venne organizzato a Consonno un rave party che distrusse anche il poco che era ancora rimasto in piedi, sancendone la fine definitiva. Oggi Consonno è un luogo abbandonato ed è pure in vendita: l’anno scorso si vociferava che, tra i possibili acquirenti, ci fosse addirittura Francesco Facchinetti!  

Anche in questo caso consigliamo la visita a tutti coloro che amano i luoghi abbandonati e l’idea di fotografare la decadenza.  Inoltre sappiate che qui, ogni anno, viene organizzato il Campionato Mondiale di Nascondino

Consonno, il paese abbandonato
La desolazione di Consonno
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